Piazza Venezia e il Vittoriano

Il centro di Roma

by Nemo

Il centro di Roma

In questo caso, non si tratta di un modo di dire: il Vittoriano, o Altare della Patria, che domina Piazza Venezia è considerato il vero centro di Roma. Tutta la piazza è disegnata per poterlo ammirare, nei fasti dei suoi 243 gradini di marmo bianco, a fare da cornice alla tomba del Milite Ignoto ai cui lati sventolano perennemente due bandiere della Repubblica Italiana.

Sul lato opposto si apre la lunga e centralissima via del Corso, che collega a Piazza del Popolo come un asse per il “Tridente romano” (vedi box in pagina), facendo sì che il Vittoriano e l’obelisco Flaminio si fronteggino e si scrutino.

A fare da contorno ai lati della piazza, troviamo palazzo Venezia, dal cui balcone Benito Mussolini annunciò l’entrata in guerra dell’Italia nella seconda guerra mondiale, il10 giugno 1940, e il palazzo delle Assicurazioni Generali, costruito nei primi anni del 1900 in modo speculare a quello posto sull’altro lato.

Dalla piazza, oltre a via del Corso, partono una serie di strade importanti che conducono ad altri punti significativi della città:

  • Via dei Fori Imperiali che, attraverso i Fori e il Mercato di Traiano, conduce verso il Colosseo e, oltre, alla Cattedrale di Roma San Giovanni in Laterano.
  • Via del Teatro di Marcello che fiancheggia il Campidoglio, il Teatro Marcello, L’arco di Giano e moltissimi altri siti storici fino al Tevere.
  • Via del Plebiscito che, dopo essere diventata Corso Vittorio Emanuele II attraversa Largo Argentina e Campo de’ Fiori per arrivare a Castel Sant’Angelo e al Palazzaccio al di là del Tevere, in direzione San Pietro.
  • Via Quattro Novembre che, diventata via Nazionale, passa accanto al Quirinale, al Palazzo delle Esposizioni, fino ad arrivare a Piazza della Repubblica e quindi alla Stazione Termini.

Piazza Venezia è quindi un altro di quegli snodi importanti per visitare Roma, da prendere come punto di riferimento per un’intera giornata di visite, iniziando dalla veduta aerea mozzafiato che si ha salendo sul loggione più alto della grande “macchina da scrivere” (così viene anche chiamato dai romani il Vittoriano) e allargandosi a macchia d’olio tra le meraviglie di questa parte di Roma, ricchissima di storia, di cultura e di meraviglie da scoprire.

Ah, dimenticavo: per noi romani è d’obbligo una visita alla piazza nei giorni delle festività natalizie, perché è qui, proprio di fronte al cavallo di Vittorio Emanuele, che viene allestito l’albero di Natale di Roma.

Ogni tanto lo fanno un po’… “spelacchiato”, ma per noi resta un simbolo di questa città: nonostante tutte le sue contraddizioni, si continua a volerle bene!

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Il Tridente

La bolla Salvatoris Nostri emanata nel 1515 da papa Leone X ufficializzò il progetto urbanistico conosciuto ancora oggi col nome di “Tridente“.

Fu un totale riallestimento del centro di Roma, a cui parteciparono architetti del calibro di Raffaello, Bernini, Antonio da Sangallo e Domenico Fontana.
Fu chiamato “tridente” perché la forma delle strade principali, vista dall’alto avrebbe dovuto avere la forma di un tridente, originato in Piazza del Popolo e con le tre punte dirette verso le basiliche maggiori:
  • via del Babuino avrebbe dovuto condurre fino a Santa Maria Maggiore,
  • via Lata (l’attuale via del Corso) avrebbe dovuto raggiungere san Giovanni in Laterano,
  • via di Ripetta avrebbe dovuto collegare con San Pietro attraverso ponte Sant’Angelo.
Oggi, le tre strade terminano in Piazza di Spagna, Piazza Venezia e Piazza Cardelli, non distante da Piazza Navona.
Nella tradizione popolare, se chiedete a un romano quali siano le 4 piazze del Tridente, vi risponderà Piazza del Popolo, Piazza di Spagna, Piazza Venezia e Piazza Navona (con buona pace di Piazza Cardelli).

Perché il tridente come forma?

Forse è un caso o una mera scelta architettonica dovuta alla mappatura degli edifici, ma… cielo! Siamo a Roma!
La mia personalissima opinione è che sia per rievocare il tridente romano, uno degli strumenti più importanti dell’antica Roma, utilizzato come simbolo di potere, autorità e abilità: fu l’arma dei gladiatori, lo strumento dei pescatori e il simbolo delle divinità, come Nettuno.
Il comprensorio sarà via via abbellito da statue, chiese obelischi, scalinate, fontane, palazzi di prestigio e i luoghi del governo e del potere, come palazzo Montecitorio (sede del Parlamento italiano), palazzo Chigi (sede del governo), palazzo Madama (sede del Senato della Repubblica) e il Quirinale (sede del Presidente della Repubblica).

Palazzo Venezia

Il nome originale era palazzo Barbo, poiché venne costruito per volere di papa Paolo II, all’anagrafe cardinale Pietro Barbo. Il suo scopo era quello di “palazzo apostolico”. Cambiò nome nel 1564, quando papa Pio IV donò il palazzo alla Repubblica di Venezia per utilizzarlo come “Ambasciata della Repubblica di Venezia presso la Santa Sede“.

Nel1797 divenne sede dell’Ambasciata austriaca presso la Santa Sede.
Dal 1867 cambiò denominazione in Ambasciata dell’Impero austro-ungarico presso la Santa Sede, ma quando l’esercito asburgico, nel 1916, bombardò Venezia, lo Stato Italiano si appropriò dell’edificio e, nel 1929, Mussolini ne fece la sede del proprio quartier generale.

Una tradizione vuole che la luce della Sala del Mappamondo non venisse mai spenta per far vedere al popolo che il governo non riposava mai. Nell’angolo destro della facciata, verso via del Plebiscito, dal 1911 è presente una cappella dedicata all’immagine della Madonnella di San Marco o Madonnella delle Grazie, considerata miracolosa e molto cara al popolo romano. Ancora oggi, le Sorelle della Comunità si alternano ogni ora per adorare insieme a chi, passando, sceglie di sostare davanti alla presenza viva di Gesù e vuole lasciare fuori, anche solo per qualche minuto, il caos della città.

Il balcone che domina la facciata, invece, fu luogo di alcuni discorsi storici del Duce:

  • il 5 maggio 1936 proclamò la nascita dell’Impero;
  • l’8 dicembre 1937 annunciò l’uscita dell’Italia dalla Società delle Nazioni;
  • il 10 giugno 1940 annunciò la dichiarazione di guerra da parte dell’Italia nei confronti della Francia e del Regno Unito.

Oggi, palazzo Venezia ospita il Museo Nazionale di Palazzo Venezia, da vedere assolutamente se si è estimatori di  archeologia e storia dell’arte, dal momento che contiene opere rinomate a livello mondiale.

Il Vittoriano

Il nome completo sarebbe “Monumento Nazionale a Vittorio Emanuele II” oppure “Mole del Vittoriano“, poi ribattezzato dalla tradizione repubblicana “Altare della Patria“, ma per i romani è la macchina da scrivere più grande al mondo.

La sua costruzione iniziò nel 1885 per essere inaugurato nel 1911 in occasione del 50° anniversario dell’Unità d’Italia, anche se i lavori continuarono ancora per qualche anno. Il monumento è dedicato a Vittorio Emanuele II di Savoia, che si erge a cavallo al centro della scalinata sul primo dei 3 livelli. Questo perché, sotto il suo regno, fu compiuta, appunto, l’unità d’Italia (Vittorio Emanuele II è considerato uno dei 4 padri della Patria con Cavour, Garibaldi e Mazzini). Da qui il nome di “Vittoriano”, mentre quello di “Altare della Patria” è dovuto a un’ara posta in corrispondenza della dea Roma e alla tomba del Milite Ignoto, che è il centro ideale dell’edificio e viene piantonato in segno d’onore, da 2 militari di tutte le forze armate dello Stato, a rotazione.

Per tutti questi elementi, il Vittoriano rappresenta un “tempio laico” dedicato alla Patria e al sacrificio in nome della libertà dei cittadini e dell’unità dello Stato: i 2 temi tornano nelle decorazioni dei due propilei (portali) del colonnato del livello più alto. Non a caso, inoltre, venne scelto il Campidoglio come luogo di edificazione, che tra i 7 colli rappresentava da sempre il luogo del potere e avrebbe fatto da contraltare a San Pietro, simbolo del potere temporale dei papi. Il progetto fu opera dell’architetto marchigiano Giuseppe Sacconi.

Il progetto originale prevedeva due tipi di marmo, il travertino e il marmo di Carrara, ma il costo di quest’ultimo portò a utilizzare il marmo Botticino per tutta la costruzione. Per questa ragione, però, l’intero aspetto del monumento ispira “calore”, dal momento che il marmo Botticino non è bianco puro come quello di Carrara ma possiede delle note paglierine. Per realizzare quel movimento cromatico che avrebbero dovuto dare le due tonalità di marmo originali, si utilizzarono molte statue e bassorilievi lungo tutta la superficie.

Durante i lavori furono trovati numerosi cunicoli scavati in età romana che vennero inglobati nella struttura e diedero vita a nuovi spazi, che oggi sono utilizzati per ospitare il Museo del Risorgimento e la cripta del Milite Ignoto. Tra gli altri tesori dell’archeologia, vennero ritrovati anche i resti fossili di un mammuth!

Molti espropri e demolizioni vennero messi in atto per conferire al monumento la giusta prospettiva e conferirgli la maestosità voluta dal progetto.

La statua equestre di Vittorio Emanuele è stata realizzata fondendo il bronzo dei cannoni dell’Esercito Regio. Il ventre della statua contiene una stanza che può ospitare fino a 20 persone.

All’inaugurazione del 4 giugno 1911, il re era Vittorio Emanuele III e il Presidente del Consiglio era Giovanni Giolitti. Erano presenti anche i 6.000 sindaci dei comuni italiani e i veterani ancora in vita delle guerre risorgimentali (1848-49, 1859-60 e 1866). La tomba del Milite Ignoto fu realizzata solo dopo la Prima Guerra Mondiale per ospitare il corpo sfigurato e irriconoscibile di un soldato che era morto al fronte, in rappresentanza di tutti i soldato che avevano dato la vita per la Patria. Alla cerimonia presero parte un milione di persone. Da quel giorno, 4 novembre 1921, la tomba è stata vegliata da un picchetto d’onore di fronte a due fiamme eterne.

All’esterno della cinta, al livello della strada, sono presenti due fontane, dette le “Fontane dei due mari” poiché rappresentano rispettivamente il Mar Adriatico e il Mar Tirreno. I significato di mettere i due principali mari che bagnano la penisola ai lati del monumento è quello di rafforzare ancora di più l’idea che il monumento stesso rappresenti l’Italia intera.

Dal 2007 esiste la possibilità di salire sulla sommità del monumento, al cospetto delle due quadriglie, mediane un ascensore oppure una scala di 196 gradini.

Sapete perché questo monumento può considerarsi “eterno”? Grazie a un’intuizione di Sacconi, che rifiutò di inserire statue e opere d’arte che rappresentassero eventi specifici: l’architetto era dell’idea che, mantenendo un’arte allegorica e priva di ogni riferimento alla contemporaneità, il monumento potesse conservare nel tempo un valore universale. La statua di Vittorio Emanuele II fu l’unica eccezione a questa regola. Per dirne una, non servirono a nulla nel ventennio fascista, le adunate delle camicie nere presso il monumento: passato il fascismo, nell’immaginario collettivo il Vittoriano tornò a essere l’altare laico di una Patria unita per cittadini liberi.

Infine una curiosità: se vi chiedete come spunti all’improvviso il cancello che chiude l’ingresso ai visitatori, sappiate che emerge dal terreno, come l’antica pedana del vigile urbano di Piazza Venezia che un tempo ospitava un artista dell’incastro che dirigeva il traffico con maestria alla rotatoria di fronte all’uscita di Via del Corso.

Come arrivare

Come tutte le piazze del centro, vi sconsiglio di avvicinarvi in auto, specialmente se è il fine settimana.
Se proprio non potete farne a meno, vi consiglio di approcciare dal lato di via Cavour, cercando un parcheggio tra via Panisperna e via Cavour. Alternativamente, provate a girare intorno ai giardini del Campidoglio affidandovi ai parcheggi di via San Teodoro, alle spalle del Circo Massimo. Se sarete fortunati, con una piccola passeggiata, sarete in piazza.

Se invece voleste evitare qualsiasi forma di stress, potete prendere la Metro B e scendere alla fermata Colosseo (e percorrere via dei Fori Imperiali) oppure la Metro A e scendere alla fermata Flaminio (e percorrere via del Corso).

Altrimenti, con il servizio di superficie, cercate con una delle tante APP a disposizione, l’autobus più comodo per voi che vi porti in piazza Venezia oppure nelle vicinanze. L’APP ufficiale dell’azienda dei trasporti del Comune di Roma è ROMAMOBILITA.IT, che permette anche di conoscere i tempi di attesa alla fermata.

App Roma Mobilità

Se, infine, voleste provare l’ebbrezza del tram su rotaia, la linea numero 8 ferma proprio accanto al Vittoriano.

Cerimonie al Vittoriano

L’ingresso al Vittoriano è gratuito e si può accedere tutti i gironi, a meno di occasioni speciali, dalle 9.30 alle 19.30 (chiusura preventiva alle 18.45).

Si può assistere al cambio della guardia alla tomba del Milite Ignoto ogni ora.

Si possono vedere il Capo dello Stato e altre autorità della Repubblica rendere omaggio al Milite Ignoto nelle seguenti festività:

  • Il 25 aprile, in occasione dell’Anniversario della liberazione d’Italia.
  • Il 2 giugno, in occasione della Festa della Repubblica Italiana.
  • Il 4 novembre, in occasione della Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate.

Per quanto riguarda il Museo del Risorgimento, l’orario è il medesimo del Vittoriano. Il biglietto intero costa €15.00, ma si scende a 2€ per i giovani dai 18 ai 25 anni. Per i minorenni e i diversamente abili, l’ingresso è gratuito. Il biglietto dura 7 giorni dall’emissione.

Il Museo è aperto in forma gratuita ogni prima domenica del mese.

Per l’acquisto dei biglietti, utilizzate questo link ufficiale.

Il Vittoriano in cifre

  • Altezza del monumento: 70 metri
  • Larghezza: 135 metri
  • Profondità: 130 metri
  • Altezza delle quadriglie sulla sommità: 11 metri
  • Superficie occupata: 17.550 metri quadri
  • Altezza delle colonne: 15 metri
  • Larghezza del porticato: 72 metri
  • Profondità massima dei sotterranei: 17 metri sotto il livello stradale
  • Altezza della statua bronzea: 12 metri
  • Altezza della statua equestre, compreso il basamento: 24,80 metri
  • Lunghezza della statua: 10 metri
  • Peso della statua: 50 tonnellate

Simbolismo vegetale

I simboli vegetali presenti nei fregi e nei bassorilievi hanno uno specifico riferimento nell’iconografia risorgimentale e classica:

  • la palma è la vittoria,
  • la quercia è la forza,
  • l’alloro è la pace vittoriosa,
  • il mirto è il sacrificio,
  • l’ulivo è la concordia.