Il grande Buddha

Todai-Ji

La casa del Grande Buddha

by Nemo
L’angolo degli Otaku

Dillo con i Kanji


Pensavi che mi limitassi solo ai nomi delle città? E invece no: se trovo il nome di un’attrazione che può aiutarti a interpretare qualche kanji, te lo propongo. In questo caso, se fai attenzione, troverai qualcosa già visto da un’altra parte.
I kanji utilizzati per scrivere il nome del complesso templare buddista del Tōdai-ji sono tre (prima di andare a leggere la spiegazione, guarda bene se uno di essi ti ricorda qualcosa di più famoso):

東 大 寺

東 – Esatto!!! Questa sillaba è “tō” e, grazie al confronto tra i kanji, il suo significato è lo stesso della parola “Tōkyo” (e non di “Kyotō” che invece ha un kanji diverso per la stessa sillaba). Il significato, quindi è “orientale” (ricordate che Tōkyo vuol proprio dire “capitale orientale”?)

大 – Anche questo kanji, in effetti, è già noto: la sua pronuncia è “dai” (come in questo caso) oppure “ō” (come in “Ōsaka” che si scrive 大阪) e significa “grande” e viene di solito associato a qualcosa di importante. 大学 (“daigaku“), ad esempio, vuol dire “grande scuola” e cioè “università”.

寺 – Questo kanji significa “tempio“, in particolare tempio buddista e la sua pronuncia può essere “tera” (in alcuni casi diventa “dera“) o “ji” (come per il Tōdai-Ji).

Mettendo insieme i tre kanji, la traduzione più fedele è “Grande Tempio Orientale” dove “grande” non si riferisce solo alle dimensioni ma anche all’importanza del posto..

Segui i cervi, giovane turista!

Se vieni a Nara non puoi non visitare il Todai-Ji: non negare, tanto lo so che, appena sceso dal treno, è qui che ti dirigerai!

Se scendi alla stazione JR, con una passeggiata di 10 minuti sulla Sanjo Dori street arriverai al complesso templare del Kofuku Ji, oltre il quale si accede al parco. Quando penserai di essere arrivato e che nulla potrà distrati, ecco che ti si parano davanti i cervi sacri!
Carini e coccolosi, quanto subdoli, con il loro espansivo affetto a metà tra l’opportunismo e il ricatto psicologico, ti indurranno a investire i tuoi primi soldi per almeno un paio di pacchetti di biscottini. E sarà solo l’inizio!
Diffida delle offerte speciali per comprare blocchi di pacchetti perché non saranno mai abbastanza: imboccare i cervi dà dipendenza!
Se non te l’avessero già detto, sappi che il doppio inchino è il loro modo di chiederti cibo e che, appena li accontenterai, sarà una continua richiesta finché non sarai costretto ad alzare entrambi i palmi delle mani in segno di resa!
Il mondo dei cervi sa che che quello è il segnale che hai finito i biscotti!

Diffida dei cervi con le corna: se non sei a debita distanza anche gli inchini più rispettosi potranno far male!

Nandai-mon
Nandai-mon
Nandai-mon

La porta del sud

Seguendo la folla e le indicazioni non ti sarà difficile trovare il Todai-ji Namdaimon, chiamato, in inglese, Grand South Gate che, anche se di per sé sarebbe già un tempio impressionante per fattura e dimensioni, segna l’ingresso al complesso templare del Todai-Ji.
La struttura originale fu realizzata durante il periodo Nara, distrutta da un tifone durante il periodo Heian e ricostruita nel periodo Kamakura. I lavori terminarono nel 1203. I diciotto pilastri giganti che sostengono il tetto misurano circa 19 metri e l’intera struttura è alta, a partire dal basamento in pietra, per 25,46 metri. Queste dimensioni la rendono il più grande ingresso a un tempio in tutto il Giappone.

Attraversare questo portale mette un pizzico di soggezione, e non solo per le statue dei due imponenti Ni-ō, quanto per la sensazione di entrare in un altro tempo attraverso un varco antico.
I due guardiani (letteralmente, “Ni-ō” sta per “i due re guardiani“, chiamati anche “Kongōrikishi“) sono alti circa 8 metri ciascuno e si narra che furono scolpiti in 69 giorni. I loro nomi sono Agyō e Ungyō e rappresentano la natura ciclica della realtà, dalla vita alla morte, dall’inizio alla fine: il loro scopo all’ingresso è quello di proteggere il Buddha e il tempio stesso respingendo gli spiriti maligni per preservare la spiritualità del luogo sacro.
Se Agyō (阿形) è il guardiano con la bocca aperta: sta pronunciando la lettera “A” che rappresenta l’inizio della vita, Ungyō (吽形) è il guardiano con la bocca chiusa perché pronuncia il suono “Un”, l’ultimo dell’alfabeto sanscrito, a simbolo della morte.

Quando sono passato sotto quelle travi di legno c’era un cervo a darmi il benvenuto. In altri video di altri blogger ho visto che anche loro hanno incontrato un cervo… chissà se è sempre lo stesso o se fanno dei turni!

Il grande edificio

Il Daibutsu-den, o Sala del Grande Buddha, è il centro del complesso templare, oltre a essere uno degli edificio in legno più grandi del mondo (se non il più grande in assoluto, ma non avendo trovato fonti bibliografiche che lo confermino per certo, permettetemi di lasciare aperta questa definizione).
La storia di questo luogo è legata a una serie di editti dell’imperatore Shōmu dal 741 al 743 in cui si richiedeva la costruzione di templi in tutte le provincie e si obbligava la popolazione a essere parte attiva nella loro costruzione: l’idea spirituale era che maggiore fosse stato il coinvolgimento, maggiore sarebbe stata la protezione del Buddha per il popolo giapponese. Il Todai.ji avrebbe dovuto rappresentare il tempio per la Provincia di Yamato.

2.600.000 persone furono coinvolte nella realizzazione del Daibatsu-den e della statua del Grande Buddha in un arco di tempo di circa tre anni. A seguito degli incendi, delle calamità naturali e di altre ristrutturazioni, l’edificio che si può visitare oggi risale al 1709, è alto 48 metri, largo 57 e profondo 50. Quando vi entrerai e resterai col naso per aria chiedendoti come sia stato possibile costruire, con i mezzi dell’VIII secolo, un edificio così grande, prova a pensare che ciò che vedi è circa un terzo di quello originale: per capirci, le 8 campate delimitate dalle colonne in cui stai camminando, una volta erano 12. Si stima che la larghezza iniziale fosse di 86 metri.

Spesso, a causa della mancanza di riferimenti, quando si è al cospetto di cose grandi non è facile interpretarne le reali dimensioni. Per darti un riferimento in altezza, considera che la grande lanterna ottagonale di fronte all’ingresso dell’edificio è alta 5 metri. A parte le figure di musici e fiere sulle griglie, sono interessanti le incisioni sul piedistallo, che sono un estratto da un testo buddista che parla dell’accensione delle lanterne.

La narice del Budda

Sul retro del Grande Budda c’è un pertugio in un pilastro di legno: dovreste trovarci una fila di persone che si sforza di passarci attraverso, a volte spinta o tirata dagli amici o anche solo per una bella foto istagrammabile…

La tradizione vuole che la feritoia abbia le stesse dimensioni della narice del Budda e che chi riesce a passarvi attraverso sarà degno di raggiungere l’illuminazione. Guardando i tentativi, mi viene da pensare che l’illuminazione sia più alla portata dei bambini!

La grande statua

La ragione di un così grande edificio come il Daibatsu-den è l’altrettanto grande statua che avrebbe dovuto contenere. Il Grande Buddha, o Daibatsu, fu un capolavoro di collaborazione e tecnica dovendo assemblare pezzi fusi separatamente a causa delle grandi dimensioni.
La sua altezza, compreso il piedistallo, raggiunge i 14 metri, la testa è larga 5 metri e, sempre per permetterti di dare un senso alle dimensioni, ogni occhio misura 1 metro. Il peso raggiunge le 500 tonnellate e inizialmente era interamente di bronzo: il tempo e le restaurazioni ne hanno cambiato in parte la quantità di bronzo ma le proporzioni, il disegno e la struttura dell’opera restano fedeli ai disegni originali.

La statua si ispira all’Avataṃsaka Sūtra, noto anche come Sutra della Ghirlanda Fiorita, uno dei testi più importanti del buddismo Mahāyāna, particolarmente influente nelle tradizioni buddiste dell’Asia orientale. In esso c’è il concetto di Vairocana Buddha come rappresentazione del Buddha Cosmico, che pervade tutto l’universo. La visione del sutra è grandiosa e inclusiva, presentando l’universo come un insieme infinito di mondi tra loro interconnessi. Questa simbologia è intuibile dall’ambiente e dai fregi che circondano la statua di Nara.

Anche se originariamente aveva lo scopo di simboleggiare la grandezza dell’impero, la grande statua diventò presto, nel cuore della gente, il simbolo dell’unità spirituale e della pace per il Giappone.

Il Museo del Todai-Ji

Sulla via del ritorno, una volta superate le bancarelle e usciti dalle mura del Daibutsu, alla vostra desta troverete il Museo del Todai-Ji. Si tratta di tre stanze, una ventina di statue una decina di chili di cocci… per carità, tutto interessante, ma siamo in Giappone e vale la regola delle patate: più ce ne sono e meno valgono: lo stesso museo in terra occidentale sarebbe apprezzato maggiormente per la sua originalità.

Al suo interno c’è una statua della kami Cannon bellissima, ricca di particolari ed elaboratissima: qualche critico d’arte si starà rivoltando dietro la cattedra, ma a mio modestissimo parere è l’unica opera che mi ha colpito e lei da sola vale la visita.

Venirci apposta, quindi, magari no… ma se voleste dedicargli una quindicina di minuti, quando andrete a fare il biglietto per il Daibutsu potreste chiedere il biglietto combinato, che con poche centinaia di Yen in più vi dà accesso al Museo.

La grande lanterna alta 5 metri davanti all'ingresso del Daibutsu-den
La grande lanterna alta 5 metri davanti all'ingresso del Daibutsu-den
Particolari della statua in bronzo del Daibutsu
Particolari della statua in bronzo del Daibutsu
Sembra che per i bambini sia più facile passare per la "narice del Buddha"!
Sembra che per i bambini sia più facile passare per la "narice del Buddha"!
Le statue contenute nel Daibutsu sono protette dalle 8 immense campate delimitate dalle colonne
Le statue contenute nel Daibutsu sono protette dalle 8 immense campate delimitate dalle colonne