Piazza Navona

Dove le statue si fanno i dispetti!

by Nemo

Il salotto di Natale

Ditemi se Piazza Navona non vi dà l’idea di un salotto, imponente ma riservato, circondato da palazzi e chiese dalle alte facciate, che potresti stare a chiacchierare per ore su quelle panchine, convinto della riservatezza del posto. E poi il piacere per gli occhi delle fontane, delle statue, delle facciate barocche, delle forme rotonde della piazza…

Ora, immaginate questo salotto a dicembre, in quel clima natalizio che profuma di zucchero filato. cioccolata calda e mandorle tostate. Immaginate di girare tra le bancarelle che, per tradizione, vendono le statuette del presepe. Ogni tanto verrete distratti dal mago di turno che legge le carte, la statua vivente, l’artista di strada che improvvisa un concerto, i ritrattisti, i caricaturisti, i pittori sconosciuti con i loro quadri originali…

Piazza Navona è tutto questo: quando sei nel caos delle strade del centro, sai di poter trovare pace al suo interno. A metà tra un luna park e un mercatino di Natale in ambientazione barocca, è da sempre una tappa obbligata per i romani e per i turisti.

Non è sempre stata così: l’aspetto attuale è dovuto a papa Innocenzo X, che a metà del XVII secolo la volle restaurare. Prima, dai tempi dell’Antica Roma, questo era lo Stadio di Domiziano, utilizzato come arena per i giochi di atletica, ma anche per le gare di poesia, in perfetto stile greco. A guardarla dall’alto, la forma a “U” è proprio quella dello stadio, che al tempo (85 d.C.) era una delle più belle costruzioni di Roma, il primo ed unico stadio in muratura di tutta la città, con le due file di arcate e una capienza fino a 30.000 persone (la metà del Colosseo).


Lo stadio era decorato per tutto il suo perimetro da statue, molte delle quali sono andate perdute quando questa struttura, come accadde al Colosseo, venne utilizzata come cava di marmo travertino per costruire palazzi e chiese della Roma papale. Una di queste statue è esposta ancora oggi in una piazzetta adiacente ed è la famosissima statua di Pasquino, che secondo la tradizione, venne utilizzata dal popolo per appendervi cartelli con messaggi di protesta e critica contro l’aristocrazia romana e il papato: questo gli valse l’appellativo di “statua parlante“.
Siccome lo stadio era un luogo dedicato ai giochi, e in greco antico “gioco” si dice “agon“, la piazza veniva definita “in agonis“, dicitura che nel tempo diventò “navona“, anche per assonanza con la forma di una grande nave a cui la piazza cominciò ad assomigliare successiva al restauro. Lo spirito di un luogo offerto al divertimento proseguì anche dopo, quando l’area venne utilizzata per le giostre di cavalli del 1400 o per il carnevale romano del 1800 oppure, ancora, quando le fontane venivano otturate per allagare la piazza e dare refrigerio con giochi d’acqua nell’afa estiva . Oltre ai giochi, si sfruttava l’allagamento per dar luogo alle cosiddette “numachie dei romani“, ovvero la rievocazione delle battaglie navali famose. Pio IX proibì questa usanza dell’allagamento nella seconda metà del 1800.

Grazie alla richiesta del papa, oggi possiamo ammirare Palazzo Pamphilj, sede dell’Ambasciata del Brasile, e la Chiesa di Sant’Agnese in Agone, opera del Borromini.

E siccome si narra di una profonda inimicizia tra il Borromini e il Bernini, non gliela metti davanti alla chiesa del primo, una fontana del secondo?
A essere razionali, la fontana fu realizzata prima della chiesa, quindi molte leggende sono infondate, ma la tradizione è bella anche perché tramanda storie così improbabili da sembrare vere: si narra, infatti, che il Bernini mise auna statua (quella che rappresenta il Nilo) una benda sugli occhi per non dovergli far vedere “a vita” l’orrore della chiesa, mentre la statua accanto (del Rio della Plata) non fu così fortunata e, dovendo vedere la facciata del Borromini, inorridisce e la copre con una mano. Dal canto suo Borromini fa assumere a Sant’Agnese, sulla facciata, un’espressione di disgusto al vedere la fontana, tanto che volta il viso verso destra e si posa una mano sul petto!
A parte questi scherzi tra grandi dell’arte, vi rimando alle righe seguenti per una descrizione più seria della chiesa di Sant’Agnese e della Fontana dei Quattro Fiumi.

Le due fontane ai lati estremi della piazza sono la Fontana del Moro, di Giacomo della Porta (con rivisitazione dal Bernini) e la Fontana del Nettuno, di Gregorio Zappalà e Antonio Della Bitta.

Poiché la piazza doveva celebrare la grandezza della famiglia Pamphilj (papa Innocenzo X era un Pamphilij), venne realizzato su un lato della piazza il Palazzo Pamphilij, che oggi è la sede dell’Ambasciata del Brasile presso lo Stato Italiano. Per realizzarlo vennero inglobati 3 palazzi dell’epoca (metà del 1600) e fu realizzata una galleria, ad opera del Borromini, per il collegamento con la chiesa di Sant’Agnese, anch’essa sotto il patronato della famiglia. Pietro da Cortona dipinse la lunga galleria con le Storie di Enea.

Nel settecentesco Palazzo Braschi ha sede il Museo di Roma, che ospita la più importante collezione di testimonianze relative alla vita di Roma dal XV all’inizio del XX secolo. Il monumentale scalone è opera dell’architetto Giuseppe Valadier.

Ma se oggi volete respirare tutta questa tradizione un po’ barocca, un po’ bohémien, vi consiglio di venire la sera, sedervi al tavolino di uno dei tanti caffè e respirare l’aria di questo luogo fuori dal tempo. Se poi voleste fare incontri “particolari”, passate di qui il 6 gennaio e incontrerete la befana!

Come arrivare

Come di consueto, vi sconsiglio di muovervi con l’automobile. Nel caso in cui foste temerari, potreste cercare parcheggio dal lato del lungotevere e raggiungere la piazza a piedi mediante via Giuseppe Zanardelli. Oltre al problema del parcheggio e al traffico delle ore di punta, vi consiglio di venire a piazza Navona con i mezzi pubblici perché da qui ci sono infinite possibilità di spostamento verso altri luoghi di interesse e, senza farci troppo caso, ci si allontana al punto che poi, tornare al parcheggio di partenza, può essere una piccola maratona.
Inoltre… attenti ai varchi ZTL!

Consultate una qualsiasi app di mobilità per vedere quale sia il miglio approccio con il bus: a seconda di dove vi troviate, potreste scendere dal lato del Lungotevere (prendete come riferimento il ponte Umberto I) o di Corso Vittorio Emanuele II (prendete come riferimento la chiesa di Sant’Andrea della Valle).

La metropolitana non è vicina, quindi vi consiglio prima di capire che itinerario volete progettare per prendere quella più funzionale. Altrimenti, potreste scendere alla fermata Colosseo della Metro B e poi avvicinarvi con il bus 87 che ferma a Corso del Rinascimento, appena fuori dalla piazza.

Il Tridente

La bolla Salvatoris Nostri emanata nel 1515 da papa Leone X ufficializzò il progetto urbanistico conosciuto ancora oggi col nome di “Tridente“.

Fu un totale riallestimento del centro di Roma, a cui parteciparono architetti del calibro di Raffaello, Bernini, Antonio da Sangallo e Domenico Fontana.
Fu chiamato “tridente” perché la forma delle strade principali, vista dall’alto avrebbe dovuto avere la forma di un tridente, originato in Piazza del Popolo e con le tre punte dirette verso le basiliche maggiori:
  • via del Babuino avrebbe dovuto condurre fino a Santa Maria Maggiore,
  • via Lata (l’attuale via del Corso) avrebbe dovuto raggiungere san Giovanni in Laterano,
  • via di Ripetta avrebbe dovuto collegare con San Pietro attraverso ponte Sant’Angelo.
Oggi, le tre strade terminano in Piazza di Spagna, Piazza Venezia e Piazza Cardelli, non distante da Piazza Navona.
Nella tradizione popolare, se chiedete a un romano quali siano le 4 piazze del Tridente, vi risponderà Piazza del Popolo, Piazza di Spagna, Piazza Venezia e Piazza Navona (con buona pace di Piazza Cardelli).

Perché il tridente come forma?

Forse è un caso o una mera scelta architettonica dovuta alla mappatura degli edifici, ma… cielo! Siamo a Roma!
La mia personalissima opinione è che sia per rievocare il tridente romano, uno degli strumenti più importanti dell’antica Roma, utilizzato come simbolo di potere, autorità e abilità: fu l’arma dei gladiatori, lo strumento dei pescatori e il simbolo delle divinità, come Nettuno.
Il comprensorio sarà via via abbellito da statue, chiese obelischi, scalinate, fontane, palazzi di prestigio e i luoghi del governo e del potere, come palazzo Montecitorio (sede del Parlamento italiano), palazzo Chigi (sede del governo), palazzo Madama (sede del Senato della Repubblica) e il Quirinale (sede del Presidente della Repubblica).

Link utili

Premesso che ci sono decine di siti e di APP che vi permettono di accedere ai punti di interesse della piazza, oppure di includerli in tour più ampi, vi riporto di seguito alcuni indirizzi ufficiali e istituzionali.

Iniziamo con la pagina dedicata alla Piazza del sito web ufficiale turistico di Roma Capitale che, in 5 lingue (italiano, inglese, francese, tedesco, spagnolo), offre informazioni su eventi, spettacoli, strutture ricettive, strutture di ristorazione, trasporti e curiosità.

Per quanto riguarda Palazzo Pamphilij, le visite sono gratuite e l’Ambasciata del Brasile presso lo Stato Italiano è l’unica entità che le organizza. Per accedere, è necessario prenotarsi per i giorni e gli orari di ammissione, compilando un modulo per ogni persona prenotata (al seguente link).

La chiesa di Sant’Agnese in Agone è visitabile senza nessun biglietto d’ingresso, a meno che non siano previste particolari manifestazioni. Per restare aggiornati sugli orari d’ingresso e sui concerti in programma, vi consiglio di visitare il sito ufficiale in lingua italiana e inglese.

Per visitare i resti dello Stadio di Domiziano, l’ingresso è in via di Tor Sanguigna, 3. L’area archeologica è aperta al pubblico tutti i giorni dalle 10.00 alle 19.00 con orario continuato (ultimo ingresso alle 18.20). Se avete preso la Card Roma Pass, avrete diritto a una riduzione. Per l’acquisto dei biglietti, i costi e la verifica che non ci sia qualche chiusura straordinaria proprio il giorno in cui volevate andare voi, vi rimando al sito ufficiale.

Piazza Navona
Piazza Navona
Piazza Navona
Particolare della fontana di Piazza Navona

Fontana dei Quattro Fiumi

Questa imponente opera dell’architetto Gian Lorenzo Bernini voleva rappresentare il potere della chiesa sul mondo conosciuto, e quindi colloca lo stemma papale alla base dell’obelisco sostenuto da statue che rappresentano i 4 fiumi ai 4 angoli della terra:

  • il Nilo, in Africa, ha una benda sul capo perché nel 1600 le sue sorgenti non erano note (quindi non c’entra nulla la storia col Borromini),
  • il Gange, in Asia, è a cavallo di un remo, per simboleggiare che le sue acque sono navigabili,
  • il Rio de la Plata, in America, ha accanto tante monete, a ricordare il colore dorato delle sue acque,
  • il Danubio, in Europa, sorregge lo stemma della casata dei Pamphilij per il significato già detto della supremazia papale.

Non contento, Innocenzo X colloca la colomba dello Spirito Santo, suo simbolo, sulla sommità dell’obelisco romano.

La fontana bassa sembra quasi un abbeveratoio per gli animali e le acque, che sgorgano dalle rocce disegnate e realizzate personalmente dal Bernini (sembra non essere così per le altre statue di cui fece solo i disegni) conferiscono al complesso quel movimento proprio del barocco italiano.

Chiesa di Sant’Agnese in Agone

Siamo nel 305 d.C.
La storia narra che alla giovane Agnese, di 13 anni, venne ordinato di sposarsi, ma lei si rifiutò poiché aveva fatto voto di castità a Gesù. Siccome il pretendente era il figlio del prefetto di Roma, la giovane venne denudata e mandata in un “postribolo”, ovvero una casa di tolleranza, perché qualche cliente si approfittasse di lei. Nessuno osò toccarla e questo le costò una condanna al rogo per stregoneria.
Secondo la tradizione, le fiamme non la toccarono e le crebbe una folta chioma per coprire la sua nudità.
Come conseguenza, fu trafitta alla gola con una spada, nel luogo dove oggi sorge la chiesa di piazza Navona a lei dedicata.
Per la doppia storia della fedeltà e dei capelli, sant’Agnese è la patrona delle vergini e delle fidanzate, ma anche dei medici tricologi e delle persone calve!

La chiesa sorge sul luogo del martirio, proprio dove fu eretta una chiesetta commemorativa nel secolo VIII. Quando Innocenzo X la commissionò a Girolamo Rainaldi, nel 1652, doveva essere una sorta di cappella provata per la famiglia Pamphilij, come pertinenza del palazzo adiacente (che oggi ospita l’Ambasciata del Brasile presso lo Stato Italiano).  Il progetto originario, prettamente barocco, venne in parte modificato da Francesco Borromini negli anni successivi che, volendo rendere la facciata più imponente, disegnò l’attuale forma concava che mette in evidenza la cupola, incorniciandola con le due torri. I lavori terminarono solo vent’anni dopo l’inizio dei lavori, nel 1672, grazie a Carlo Rainaldi, figlio del primo architetto.

L’interno è a “croce greca”, nel senso che, vista dall’alto, è una croce in cui i quattro bracci che si incontrano al centro hanno la stessa dimensione. All’incrocio si forma un ottagono e si possono trovare quattro altari, dedicati a Sant’Alessio, Sant’Eustachio, Santa Cecilia e Sant’Emerenziana. Le statue dei transetti (che sarebbero, per essere chiari, gli spazi che incrociano perpendicolarmente la navata centrale all’altezza del presbiterio) sono dedicate a Sant’Agnese e a San Sebastiano. Sull’altare maggiore si può ammirare la Sacra Famiglia di Domenico Guidi.

Le altre cappelle sono dedicate a San Filippo Neri e Santa Francesca Romana.

Le decorazioni, tripudio del barocco, sono ricche di marmi pregiati e tanto oro. A completare l’assetto della chiesa, ci sono ben due organi a canne, uno del 1673, rinnovato nel 1913, e uno del 1850, rinnovato nel 2004.

Una curiosità: se guardate sul timpano, noterete che tre angeli sostengono la scritta tratta dal Vangelo: “tra i nati di donna non c’è nessuno più grande di Giovanni“. Se vi chiedete perché sia dedicato proprio a Giovanni il Battista, vi basti sapere che fu voluta da Innocenzo X, che all’anagrafe era Giovanni Battista Pamphilj. È lecito supporre che volesse una dedica al santo di cui portava il nome.

Per completare la visita, affacciatevi anche nella sagrestia disegnata dal Borromini, ricca di stucchi e cori sui lati.

Infine, la Cripta, o Sacellum Infimum, è l’unica  sezione della chiesa che faceva parte della primissima versione edificata sul luogo del martirio della santa. Nella Cappella di Santa Agnese troverete una scala posta sulla destra dell’Altare. La tradizione la identifica con il luogo dove Agnese fu uccisa, ed è luogo di pellegrinaggio dal VII secolo. La particolarità è che gli ambienti sono quelli dell’antico Stadio di Domiziano.

Piazza Navona

Curiosità su piazza Navona

  • L’Anfiteatro di Domiziano è patrimonio UNESCO è il primo e unico esempio di stadio in muratura fino ad oggi conosciuto a Roma: era lungo 265 metri, largo 106 e poteva ospitare 30.000 spettatori.
  • Si narra che i giochi erano presieduti dall’imperatore che, per l’occasione, indossava una toga purpurea e recava sul capo una corona d’oro con l’effigie di Giove, Giunone e Minerva.
  • Per vedere i resti dello Stadio di Domiziano, affacciatevi sugli scavi da via Zanardelli, mentre per accedere ai resti, dirigetevi a via di Tor Sanguigna: si scende a circa 5 metri sotto il piano stradale sotto Piazza Navona.
  • L’obelisco al centro della piazza viene dal circo di Massenzio, che è al III miglio della via Appia Antica.
  • Nei sotterranei dell’attuale chiesa di Sant’Agnese era situato il postribolo dove venne rinchiusa la dodicenne prima del martirio.
  • Sembra che proprio da questi “fornici” (sotterranei), dato l’uso peccaminoso che se ne faceva, nacque il termine “fornicare“.

Il Civico 34

Questa curiosità merita un paragrafo a sé: si narra che ogni tanto, la sera, il papa si travestisse da popolano per andare a origliare cosa pensasse, la gente comune, del suo governo.
Una notte, al civico 34, un oste fu molto esplicito nelle sue critiche al papa, ignaro del fatto di averlo davanti in carne ed ossa. Il papa non la prese bene e lo fece giustiziare.
Gli amici decisero di appendere nella piazza una maschera bianca che ricorda il volto, a testimoniare il ricordo di chi, per la troppa sincerità, ci aveva rimesso la faccia.
Potete vedere questo volto anche voi, se alzate gli occhi sul muro sopra il civico 34.

Gabbiano su una statua di Piazza Navona